Notizia inserita il 4 dicembre 2011 - da Gabriele Riva
Un dottore di ricerca aiuta a far crescere l’azienda
A Linking University ricercatori e imprese a confronto con l’obiettivo di aumentare
la competitività delle aziende e la capacità di ricerca dell’università.
Organizzato da Messe Frankfurt, l’evento ha riunito in una tavola rotonda tutti i referenti
del comparto automazione: costruttori da un lato e accademici dall’altro
Domanda: “Chi si occupa di innovazione in azienda?” Risposta: “Il titolare”. Domanda successiva: “E in che modo lo fa?”. Risposta: “Va alle fiere”. E’ racchiuso in questo breve botta e risposta, in cui a fare la domanda è l’università e a rispondere è l’azienda, il significato di Linking University, l’evento organizzato a Milano da Messe Frankfurt, la filiale italiana del più grande ente fieristico tedesco. L’obiettivo è chiaro: in un comparto come quello dell’automazione, in cui a farla da padrone è l’innovazione intesa nel senso più ampio del termine, il valore aggiunto rappresentato da un apporto accademico può essere visto come un vero e proprio asso nella manica. “Il dottore di ricerca – spiega il prof. Cesare Fantuzzi dell’Università di Modena e Reggio – o meglio il PhD, non è solo un percorso teorico triennale post laurea ma è molto di più. In Italia ancora si pensa che sia un modo per iniziare la carriera accademica invece è piuttosto un percorso che ha l’obiettivo di risolvere specifiche questioni. Il punto di partenza può essere per esempio un’azienda che si chiede come poter risolvere un particolare problema. Se il passo successivo è il contatto con l’università, è da qui che partiranno i 36 mesi di ricerca di cui i primi 12 a capire lo stato dell’arte e i successivi 24 a capire come risolvere il problema. Non è scontato che al termine ci sia l’ingresso in azienda ma non è nemmeno escluso che possa accadere”.
Ma allora perché la figura del PhD è così poco sfruttata? Banalmente perché la si conosce poco. “Noi imprenditori – spiega Ennio Franceschetti, Presidente della Gefran il più grande produttore di automazione in Italia – spesso non capiamo il linguaggio degli accademici ed è per questo che può capitare di non vederli come una opportunità. Con l’impegno reciproco però questo può cambiare, con il vantaggio di tutti”. L’ing. Emilio Cavazzini della Innovation VP Sidel si spinge oltre: “All’estero il collegamento tra università e impresa funziona meglio. In Italia alle volte le università si fanno la guerra tra di loro e per noi è difficile trovare un punto di riferimento affidabile. Ed è un peccato perché non possiamo permetterci di fare technology scouting internamente, ci costerebbe troppo, e pur di trovare persone affidabili saremmo anche disposti a spendere parecchio”. D’accordo con gli imprenditori il prof. Alberto Leva del Politecnico di Milano secondo il quale “università e impresa parlano due linguaggi diversi e questo è tanto più valido quanto più le aziende sono piccole”. Ma sono proprio le aziende più piccole, quelle in cui non esiste la figura del R&D manager (quelle in cui è più probabile che ci sia un titolare che va ad aggiornarsi alle fiere di settore) che i PhD potrebbero dare l’apporto maggiore. A far ancora più luce sulle qualità dei dottori di ricerca ci pensa la prof. Alessandra Flammini dell’Università di Brescia che sottolinea come “il PhD non è una persona che l’azienda assume per spendere meno ma è una persona che vede i problemi dell’azienda dall’esterno e questo è un valore aggiunto. Per chi sta in azienda esiste solo quella realtà. Per il dottore di ricerca invece l’universo di riferimento è molto più ampio e questo, grazie ad una maggiore flessibilità, porta più facilmente alla risoluzione dei problemi”.
Ampia davvero l’offerta dell’Università che, per quanto incredibile, sembra in grado di risolvere qualsiasi tipo di problematica l’azienda possa avere. Illuminanti a Linking University le relazioni dei rappresentanti italiani dei quattro settori scientifici di riferimento per l’automazione: misura, elettronica, automatica e meccanica.
Nelle loro parole la sintesi del loro lavoro: “E’ difficile trovare nella vita quotidiana qualcosa che non sia legato all’automazione. E questo è valido per ogni settore, comparto e professione che ci possa venire inmente. E’ una hidden technology, una tecnologia nascosta, senza la quale il mondo come lo conosciamo oggi non esisterebbe”.
